Università
COLLABORAZIONE CON UNIVERSITÀ DI ROMA TOR VERGATA
La Società Elettromed S.r.l. si pregia di collaborare da sempre con professionisti affermati e importanti strutture sanitarie. Grazie a questa attenta e reciproca collaborazione riesce ad ottimizzare la funzionalità dei propri dispositivi medici prodotti e a migliorare la qualità dei servizi offerti. L'ottimizzazione delle funzionalità dei dispositivi e il miglioramento dell'ergonomicità degli accessori è possibile infatti solo attraverso la collaborazione degli utenti utilizzatori, applicando consigli e necessità insorte valutandole in conformità alle disposizioni cogenti. Vogliamo pubblicare parte dell'ultima esperienza realizzata presso la facoltà di medicina e chirurgia dell'Università degli studi di Tor Vergata che documenta il lavoro di ricerca eseguito sul nuovo dispositivo di diatermia da contatto progettato e costruito dalla società Elettromed srl. La documentazione, completa dei protocolli eseguiti e documentati, viene fornita su richiesta a chiunque interessato a questa nuova forma di terapia.
DOTTORATO DI RICERCA IN FISIOLOGIA DEI DISTRETTI CORPOREI
LABORATORIO DI VALUTAZIONE FUNZIONALE
FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI "TOR VERGATA"
De Lorenzo A., Candeloro N., Sgroi M., Aiello N., Giarrizzo F.
DIATERMIA DA CONTATTO:
IPERTERMIA A TRASFERIMENTO ENERGETICO RESISTIVO E CAPACITIVO
NEL TRATTAMENTO DI SINDROMI DOLOROSE E PATOLOGIE ACUTE E CRONICHE
DELL'APPARATO MUSCOLO-SCHELETRICO
Introduzione
Materiali e metodi
Risultati e discussione
Analisi Statistica
Risultato finale
Conclusioni
Introduzione
Obiettivo di questo nostro studio è quello di valutare l'efficacia del trasferimento energetico resistivo e capacitivo (diatermia da contatto), indotto dall'apparecchio CR2 della Elettromed S.R.L., nel trattamento di lesioni muscolo-scheletriche acute e croniche, in pazienti affetti da sindrome algica e limitazione funzionale. La possibilità che tale modalità di trasferimento di energia in profondità possa essere efficace non solo nel risolvere patologie limitanti la prestazione sportiva (come ormai ampiamente dimostrato in traumatologia e medicina dello sport), ma anche solo come terapia utile nel ridurre il dolore e i disturbi limitanti le semplici attività della vita quotidiana, ci ha indotto ad effettuare uno studio per valutare l'efficacia del trattamento e per validare l'utilizzo di tale strumento. L'effetto endotermico che si genera sulla parte trattata dipende dalla impedenza che i tessuti offrono naturalmente al passaggio della corrente. Si ritiene che l'azione terapeutica dipenda dagli intensificati flusso ematico e drenaggio linfatico (che comportano un'esaltazione dei processi biologici riparativi e riassorbimento degli edemi, per aumento dell'attività metabolica e della produzione di ATP, migliore ossigenazione dei tessuti, incrementato apporto di sostanze nutritizie ed asportazione di scorie e cataboliti), ma anche dall'aumento del potenziale energetico delle membrane cellulari. Il vantaggio di tale terapia rispetto ad altre applicazioni con correnti sta nel fatto che, poiché l'energia è endogena, è possibile interessare anche strati profondi, non trattabili con trasferimenti di energia dall'esterno, per i danni causati alla cute stessa dal calore o dalle correnti emesse.
Materiali e metodi
L'apparecchio utilizzato per il nostro studio è costituito da un generatore di radiofrequenze di 0,5Mhz (cioè un segnale relativamente basso rispetto alle frequenze utilizzate con altre terapie energetiche, ma comunque superiori alle frequenze che determinano contrazioni muscolari), con una potenza massima di 100 Watt. La potenza è regolabile, per consentire di modulare la quantità di energia trasferita e la relativa azione biologica. Si sfrutta l'impedenza del corpo umano che si trova tra due elettrodi, per generare l'aumento della temperatura. Una piastra neutra con ampia superficie e un elettrodo attivo, applicato ad un manipolo, di dimensioni variabili producono l'effetto terapeutico, limitato dunque solo nella parte compresa tra i due elettrodi. La zona da trattare viene coperta da una crema conduttrice, per rendere omogeneo il contatto e favorire lo scorrimento dell'elettrodo attivo. La seduta inizia con il trattamento capacitivo per una durata di 20 minuti. In questo caso l'elettrodo è mosso in continuazione dall'operatore con movimenti circolari e senza staccarlo dalla cute, per evitare spiacevoli sensazioni cutanee di eccessivo calore locale. Successivamente viene eseguita l'applicazione con elettrodo resistivo, che viene posto in corrispondenza della zona da trattare e mantenuto fisso per 10 minuti, con potenza regolata in modo tale da mantenere il valore massimo senza che il soggetto avverta eccessivo aumento della temperatura a livello cutaneo sottostante (per questo sono necessari aggiustamenti ripetuti). L'applicazione della corrente con il metodo capacitivo coinvolge i tessuti molli e più idratati, come i muscoli e i vasi linfatici, ed è indicata per le lesioni muscolari, gli edemi ed i versamenti periarticolari. Il trattamento resistivo trova indicazioni per i tessuti a maggiore resistenza, come ossa, cartilagini, grossi tendini, ecc. Sono stati trattati 20 pazienti di ambo i sessi, di età compresa fra i 16 e gli 82 anni. In 8 casi erano presenti patologie acute non precedentemente trattate; i rimanenti presentavano patologie croniche, già sottoposte a vari trattamenti (FANS, infiltrazioni con steroidi, ultrasuoni, ionoforesi, ecc.). Tutti sono stati informati previamente sul significato e sulle modalità del trattamento e della sperimentazione e hanno dato il loro consenso. I pazienti sottoposti al protocollo hanno sospeso qualsiasi altra forma di terapia medica per la patologia in esame. L'evolversi della sintomatologia è stata controllata e valutata clinicamente da un osservatore indipendente. È stata utilizzata una scala visiva analogica (VAS) da 0 a 10, dove 0 corrisponde ad assenza del dolore alla pressione, al movimento ed a riposo, e 10 a dolore insopportabile, che rende impossibile il movimento interessato. La valutazione è stata ripetuta all'inizio, durante e alla fine del ciclo. Sono state eseguite mediamente da 5 a 12 sedute, per lo più a giorni alterni, per ogni ciclo di trattamento. In alcuni casi, il ciclo è stato interrotto o sospeso, per risoluzione precoce dei sintomi e del dolore, e, in un solo caso, per una riacutizzazione, in seguito alla quale il paziente ha preferito non protrarre la terapia. L'analisi dei risultati è stata eseguita mediante elaborazione statistica dei dati.
I casi si presentavano con quadri clinici diversi, il cui principale sintomo era il dolore:
Cervicalgia acuta (3) e cronica (3)
Lombalgia acuta (1) e cronica (2)
Lombo-sacralgia cronica (2)
Lombosciatalgia acuta (1) e cronica (2)
Epicondilite con miosite(1) Metatarsalgia post-traumatica (1)
Gonalgia da meniscopatia (1)
Periartrite scapolo-omerale (1)
Strappo muscolare (1)
Sub-lussazione acromion-clavicolare (1)
Risultati e discussione
La quasi totalità dei soggetti esaminati ha dichiarato una sensibile riduzione del dolore e della limitazione funzionale alla fine del ciclo di applicazioni. Un solo paziente, affetto da dolore cronico ricorrente metatarsale (5° raggio piede sx.), ha dichiarato di non avere avvertito giovamento, se non addirittura una riacutizzazione del dolore. Alcuni hanno dichiarato solo un lieve fastidio residuo al movimento interessato. Pertanto, generalmente, abbiamo assistito ad un miglioramento della sintomatologia, soprattutto nei casi acuti, che è risultato significativo dal punto di vista statistico. In un caso di grave lesione muscolare i risultati sono addirittura eclatanti: le scansioni ecotomografiche hanno inequivocabilmente dimostrato la quasi scomparsa dell'edema intramuscolare e la pressoché completa guarigione.
Analisi Statistica
Alla prima applicazione (tempo zero), tutti i soggetti presentano una sintomatologia dolorosa (VAS) non inferiore a 4 e non superiore a 8, con un livello medio pari a 6. In particolare abbiamo ottenuto un 20 % di soggetti che presentano un dolore pari a 4, un 20 % pari a 5, un 30 % pari a 6, un 5 % pari a 7 ed un 25 % pari ad 8. Già dalla seconda seduta abbiamo osservato un trend di riduzione della VAS con un abbassamento della soglia inferiore a 3, e un livello medio pari a 5 anche se non statisticamente significativa rispetto alla prima applicazione (Analisi Multicomparata Tukey Test come riportato in appendice Tabella 3). In particolare modo abbiamo il 25 % di soggetti pari a 3, un 10 % pari a 4, un 35 % pari a 5 , un 10 % per le soglie 6-7-8 . Alla terza applicazione abbiamo un ulteriore riduzione della soglia inferiore del VAS fino a 2 con un livello medio pari a 4 statisticamente significativa p=0.013 rispetto alla prima applicazione. In particolare abbiamo un 6.7 % di soggetti pari a 2, un 20 % pari a 3, un 35 % pari a 4 , un 15 % pari a 5 , un 15 % pari a 6 ed un 5 % pari a 8. Alla quarta applicazione il livello minimo del VAS passa ad 1 con un livello medio pari a 3 statisticamente altamente significativo p<0.001 rispetto alla prima applicazione. In particolare abbiamo un 10 % dei soggetti a 1, 15 % pari a 2, un 45 % pari a 3, un 10 % pari a 4, un 5 % pari a 5, un 10 % pari a 6 ed un 5 % pari ad 8 . Alla quinta applicazione il livello minimo del VAS passa a 0 e un livello medio <3 statisticamente altamente significativo p<0.001 rispetto alla prima applicazione. Otteniamo il 5 % dei soggetti a 0, 15 % ad 1 , un 35 % pari a 2 ,un 10 % pari a 3 , un 20 % pari a 4 , un 10 % pari a 5 ed un 5 % pari a 8 . Pertanto è importante sottolineare come già alla quinta applicazione si è dimezzato il livello del dolore che è passata dal valore medio iniziale di 6 a 3 con circa la metà (45%) dei soggetti che hanno terminato il trattamento con con un netto miglioramento (con la sola esclusione del 6°). L'altra metà dei soggetti risolvono o comunque ottengono ulteriori miglioramenti nelle 5 sedute successive.
Risultato finale
Abbiamo ottenuto un 15 % dei casi trattati uguale a 0, un 25 % pari ad 1 , un 30 % pari ad 2, un 15 % pari a 3 , 5 % pari a 4 , 5 % pari a 5 ed un 5 % pari a 8 . Escludendo il soggetto 6 di cui non si è ottenuto alcun risultato, abbiamo ottenuto un range da zero a 5 contro un dato di partenza da 4 a 8 . L'andamento del livello medio VAS e il numero delle sedute è riportata in appendice Per ulteriore verifica della terapia è stato effettuato un test Chi-quadro la cui tabella di contingenza (degli osservati) è riportata in appendice. Il test è risultato altamente significativo (p<0.001) allora c'è associazione tra la somministrazione di dosi dell'apparecchio con la riduzione della soglia di dolore VAS. L'analisi multivariata (ANOVA) tra il livello di dolore VAS e il numero delle applicazioni delle dosi è altamente significativo p<0.001, quindi la riduzione della VAS è mostrata in Fig.1 è statisticamente significativa quindi dipendente alla somministrazione dell'apparecchio. Risulta evidente l'efficacia dall'apparecchio CR2 della Elettromed S.R.L., nel trattamento di lesioni muscolo-scheletriche acute e croniche, in pazienti affetti da sindrome algica e limitazione funzionale a partire dalla terza seduta in un minimo di 5 applicazione e non oltre le 10.
Conclusioni
I risultati sono evidenti è manifestano una ottima efficacia dall'apparecchio CR2 della Elettromed S.R.L., nel trattamento di lesioni muscolo-scheletriche acute e croniche, in pazienti affetti da sindrome algica e limitazione funzionale, visto che la quasi totalità dei soggetti trattati ha evidenziato un netto miglioramento del quadro algico e funzionale e meritevole di ulteriori approfondimenti anche per la cura di diverse patologie, un incoraggiante risultato fuori protocollo è stato riscontrato per la cura della cellulite.








